Nel grande zoo digitale chiamato internet, ogni tanto spunta una storia talmente bislacca che ti domandi se la rete sia ancora un mezzo di comunicazione o un generatore automatico di fanfiction. L’ultima gemma? Il racconto secondo cui un’orda di duecento gatti randagi avrebbe sabotato una farm illegale di Bitcoin nella Mongolia Interna, causando danni da milioni di dollari. Una vicenda talmente epica che sembra scritta da uno sceneggiatore in crisi creativa che, non sapendo come chiudere la stagione, infilza improvvisamente un branco di felini in mezzo alla trama.
Secondo la storia – diventata virale su X più velocemente di un loop di Rickroll – i gatti si sarebbero introdotti nella farm per godersi il calduccio emanato dalle schede video. Sì, perché nel 2025 la gente è ancora convinta che un imprenditore cinese che mina milioni in Bitcoin utilizzi GPU arrugginite come se fosse alle semifinali di un LAN party del 2008. Manca solo la citazione a Crysis, e poi abbiamo completato la checklist dei cliché.
Il racconto originale, rilanciato da una pagina Facebook dal nome già eloquente (“StoryTime”), non offre foto, video, prove o tracce di vita su Marte. Soltanto un mucchio di dettagli così precisi da sembrare inventati sul momento, tipo il lavoratore che racconta di come i gatti si installassero sulle macchine “come fossero letti”. Certo. Perché niente comunica affidabilità come un impianto minerario che si lascia dominare da creature alte venti centimetri.
La parte migliore? L’imprenditore, descritto come un tenerissimo amante dei gatti, avrebbe persino comprato duecento tappetini riscaldanti per allestire un rifugio felino accanto alle rack. Una scena così commovente che nemmeno gli autori di Your Name oserebbero spingersi tanto oltre. Sembra quasi un episodio di Superquark realizzato dopo una serata molto intensa.
Naturalmente, ogni dettaglio tecnico è sbagliato. Nel mining di Bitcoin non si usano GPU, ma ASIC. Le farm non hanno porte aperte a livello “tana per gatti cercasi”, ma strutture iperprotette che fanno sembrare il laboratorio di Tony Stark un bed & breakfast. E la Cina, già dal 2021, ha reso il mining di Bitcoin illegale sul proprio territorio. Quindi l’idea che questa farm operi serenamente, mentre felini dispettosi trascorrono il loro weekend wellness sopra le macchine, rientra nella categoria “fantasy urbano”.
Eppure, il bello è che la storia ha funzionato. Eccome se ha funzionato. È stata condivisa, discussa, indignata, ridicolizzata. Qualcuno l’ha perfino creduta vera, forse perché internet ha questa straordinaria capacità di farci dubitare della nostra intelligenza ogni quattro ore. Ma il motivo è semplice: tutti amano i gatti, tutti amano le storie assurde e tutti amano vedere la tecnologia punita per la propria arroganza. È come se l’universo avesse deciso di concederci una tregua narrativa: “Ehi umani, ecco un po’ di alleggerimento, fatevi una risata”.
In fondo la trama è irresistibile. Hai i gatti, creature sacre della rete. Hai la criptovaluta, percepita da molti come un culto oscuro gestito da adepti in felpa con cappuccio. Hai la Cina, teatro perfetto per qualsiasi storia che suoni minimamente misteriosa. E hai l’inverno mongolo, che aggiunge quel sentore da film survival in cui la fauna locale è sempre pronta a ribellarsi. Non mancava molto per trasformare il tutto in un trailer Netflix: “In un mondo dove la blockchain è potere… solo i gatti possono salvarci”.
Se proprio vogliamo trovare un punto realistico in tutto ciò, possiamo ammettere che la Mongolia Interna è stata davvero un hotspot mondiale per il mining, prima che Pechino decidesse che forse non era il caso di consumare l’equivalente energetico di una piccola nazione solo per fare matematica ad alta velocità. E sì, esistono ancora farm clandestine. Ma immaginare che un’operazione illegale multimilionaria venga buttata all’aria da felini in cerca di riscaldamento è come credere che l’Impero galattico sia stato sconfitto perché un gatto ha saltato sulla tastiera della Morte Nera.
Morale finale, per chiudere con un tocco di filosofia nerd: anche nel futuro più high-tech possibile, i veri glitch del sistema non sono i virus, non sono gli hacker e non sono le vulnerabilità zero-day. Sono i gatti. Sempre loro. Gli unici esseri in grado di confondere, sovvertire e dominare qualsiasi ecosistema, fisico o digitale che sia.
E ora, per pura curiosità antropologica: qual è la fake news tecnologica più assurda che avete mai creduto vera anche solo per un secondo? Su, confessate. Internet non giudica. O almeno lo fa, ma con affetto.
L’articolo Gatti vs Bitcoin: la bufala felina che ha trollato il web meglio di qualsiasi hacker proviene da CorriereNerd.it.


