

Guardarlo dormire mentre il resto della casa corre dietro a scadenze, bollette, notifiche, riunioni, appuntamenti e piccole catastrofi quotidiane provoca sempre una strana sensazione, a metà tra la tenerezza e una forma neppure troppo segreta di invidia. Il gatto riposa con l’assoluta convinzione che nulla di davvero importante possa accadere senza il suo consenso, occupa il centro del divano come un sovrano decadente che non ha mai smesso di considerarsi tale, apre un occhio soltanto per verificare che il mondo continui a girare secondo i suoi ritmi e poi torna a dormire, lasciando noi umani a interrogarci sul senso della produttività, dell’ansia da prestazione e di quella grottesca abitudine che abbiamo di riempire ogni minuto disponibile. Possiamo fingere di essere i proprietari di casa, quelli che acquistano il cibo, puliscono la lettiera, pagano il riscaldamento e scelgono l’arredamento, ma basta convivere con un felino per comprendere in fretta quanto questa narrazione sia fragile. L’appartamento è suo. Il letto è suo. Le scatole appena arrivate sono sue. Il computer sul quale stiamo lavorando è suo, soprattutto nel momento esatto in cui avremmo davvero bisogno di usarlo. Anche noi, a ben vedere, siamo suoi, umani domestici addestrati con sorprendente precisione attraverso miagolii selettivi, silenzi pieni di disapprovazione e improvvise concessioni affettive che ci fanno sentire prescelti.
“Il gatto sa. Manuale felino per umani domestici” di Joshua Held parte esattamente da questa verità universale, riconosciuta da chiunque abbia condiviso almeno una parte della propria vita con un gatto: i felini non hanno semplicemente compreso come vivere, sembrano aver trovato un modo elegante per attraversare il mondo senza lasciarsi schiacciare dalle sue aspettative. Noi accumuliamo manuali sulla felicità, corsi di mindfulness, podcast motivazionali, agende organizzate per obiettivi, applicazioni che ci ricordano di respirare e rituali mattutini degni della preparazione di un cavaliere Jedi prima dello scontro decisivo. Il gatto si stiracchia, sbadiglia, cambia stanza e ha già risolto metà delle questioni filosofiche sulle quali l’umanità discute da millenni.
Il libro pubblicato da Joshua Held prende questa superiorità felina, la osserva con affetto e la restituisce attraverso un’ironia immediata, costruita su comportamenti che riconosciamo al primo sguardo. Non serve essere etologi, veterinari o raffinati studiosi della psicologia animale per ritrovare tra le pagine quella creatura che vive con noi, ci ignora per ore e poi pretende attenzioni nel preciso istante in cui siamo impegnati. Basta aver conosciuto un gatto, aver tentato inutilmente di convincerlo a entrare in un trasportino o aver assistito alla sua trasformazione da aristocratico impassibile a creatura melodrammatica davanti a una ciotola vuota da circa quarantacinque secondi.
Il titolo possiede già la sicurezza di una sentenza: il gatto sa. Non ipotizza, non presume, non tenta. Sa. Dentro quelle due parole si concentra tutta l’autorevolezza di una specie che non sembra aver mai sentito la necessità di giustificare le proprie scelte. Il cane spesso cerca il nostro sguardo, desidera approvazione, interpreta le nostre emozioni con una dedizione commovente; il gatto osserva la situazione, valuta il nostro livello di utilità e agisce di conseguenza. Questo non significa che non provi affetto, come ancora sostiene chi non ha mai conosciuto davvero la complessità di un felino, ma che lo distribuisce secondo un linguaggio personale, fatto di presenze silenziose, testate sulla mano, code che si avvolgono intorno alle gambe, fusa notturne e improvvise occupazioni del nostro spazio vitale.
La sua è una forma di amore che non annulla la distanza, non pretende la fusione continua e non rinuncia alla propria identità. Forse è proprio qui che il manuale di Joshua Held intercetta qualcosa di più profondo della semplice comicità legata alla vita con un animale domestico. Sotto le battute, le illustrazioni e le situazioni quotidiane si intravede una piccola filosofia dell’esistenza, una disciplina felina capace di suggerire agli esseri umani un rapporto diverso con il tempo, con il desiderio e persino con gli altri.
Il gatto non supplica chi non gli interessa. Non sorride per cortesia a chi gli è antipatico. Non finge entusiasmo per una cena alla quale non avrebbe mai voluto partecipare. Se una situazione lo infastidisce, se ne va con una dignità che noi possiamo soltanto sognare mentre restiamo intrappolati in conversazioni interminabili, gruppi WhatsApp silenziati e riunioni che avrebbero potuto essere un’email. In un’epoca ossessionata dalla disponibilità permanente, il gatto difende il diritto all’assenza. Si concede senza diventare accessibile a chiunque, stabilisce confini chiarissimi e non sembra tormentato dal bisogno di essere compreso da tutti.
Penso spesso che, se i gatti avessero un profilo LinkedIn, non pubblicherebbero frasi sull’importanza di uscire dalla propria zona di comfort. Trasformerebbero la zona di comfort in un impero imbottito di cuscini, possibilmente collocato vicino a un termosifone, e costringerebbero il resto del mondo ad adattarsi. Non parteciperebbero alla retorica della produttività tossica, non celebrerebbero la sveglia alle cinque del mattino come una conquista morale e non confonderebbero l’esaurimento con il successo. Un gatto conosce il valore del riposo e non prova alcun senso di colpa mentre lo pratica. Dorme perché ne ha bisogno, perché ne ha voglia o semplicemente perché nulla, in quel momento, merita più attenzione di un sonnellino.
Joshua Held sviluppa questa osservazione trasformando la quotidianità felina in una sorta di percorso iniziatico per aspiranti gatti. L’idea è irresistibile: chi non ha avuto la fortuna di nascere felino può almeno tentare di apprenderne l’arte. L’amore, l’amicizia, il cibo, l’attività fisica, il relax e le relazioni diventano territori nei quali l’animale mostra una sapienza pratica che l’essere umano ha smarrito mentre costruiva civiltà, inventava tecnologie e trovava nuovi modi per complicarsi la vita.
Anche il rapporto del gatto con il cibo meriterebbe un trattato separato. Ogni pasto viene affrontato come un evento di portata cosmica, una cerimonia nella quale l’umano deve svolgere il proprio ruolo con puntualità, precisione e deferenza. Il gatto può rifiutare una pietanza adorata fino al giorno precedente, osservare la ciotola come se contenesse un’offesa personale e poi rubare una briciola dal pavimento con la soddisfazione di chi ha appena conquistato un tesoro. Non esiste contraddizione, dal suo punto di vista. Esiste soltanto la libertà di cambiare idea senza convocare una conferenza stampa.
Questa assoluta fedeltà ai propri desideri rende il gatto un personaggio quasi mitologico. Gli antichi Egizi, che avevano evidentemente compreso molte cose prima di noi, associarono la figura felina alla protezione, alla casa e alla divinità. Bastet, con la sua testa di gatto e il suo legame con la gioia, la fertilità, la musica e la dimensione domestica, sembra ancora aggirarsi tra i nostri appartamenti sotto le sembianze di creature che rovesciano bicchieri, inseguono ombre e si siedono con aria sacrale sopra i documenti più importanti. Il passaggio dalla statua templare alla scatola di cartone non ha cancellato la loro regalità. L’ha soltanto resa più accessibile e, per certi versi, ancora più misteriosa.
La cultura pop, naturalmente, non ha mai smesso di sfruttare questo magnetismo. Dai gatti della letteratura fantastica ai felini parlanti dell’animazione, dalle creature magiche degli anime fino alle mascotte digitali che hanno colonizzato meme, social network e community online, il gatto possiede una qualità narrativa potentissima: può essere elegante e ridicolo, affettuoso e distante, saggio e completamente folle nel giro di pochi secondi. Un momento prima contempla la pioggia dietro una finestra con la malinconia di un protagonista di kdrama, quello dopo corre lungo il corridoio alle tre del mattino come se fosse inseguito da un Sith invisibile. Potrebbe accompagnare una strega attraverso un bosco incantato, custodire un portale dimensionale o limitarsi a dormire sopra il telecomando, mantenendo sempre la stessa credibilità.
Anche chi ama Doctor Who sa quanto una creatura apparentemente ordinaria possa nascondere universi interi. Il gatto domestico possiede proprio quella qualità: sembra occupare uno spazio limitato, ma la sua presenza modifica la percezione della casa, crea rituali, trasforma angoli insignificanti in luoghi di osservazione e introduce un tempo parallelo, regolato da pasti, sonni, pattugliamenti notturni e misteriosi appuntamenti davanti a porte chiuse. Convivere con lui significa accettare una piccola alterazione della realtà. Nessuna stanza resta davvero neutrale dopo che un gatto l’ha scelta come territorio.
Le illustrazioni di Joshua Held sembrano nate per catturare questa commedia domestica senza privarla della sua tenerezza. Held conosce bene il ritmo visivo, il movimento e quella particolare capacità del disegno umoristico di raccontare un carattere attraverso un gesto minimo. Un sopracciglio immaginario, una posa, una coda sollevata o una schiena incurvata diventano dialoghi completi. Il gatto non ha bisogno di lunghi monologhi per esprimere disappunto: gli basta guardarci mentre compiamo una scelta sbagliata.
L’autore, nato a Firenze nel 1967, porta con sé una biografia che sembra già un piccolo racconto illustrato. Cresciuto tra fumetti e capolavori rinascimentali, ha abitato fin dall’infanzia quell’incontro meraviglioso tra cultura alta e immaginazione pop che continua a nutrire gran parte della creatività italiana. Firenze può essere una città bellissima e severa, capace di ricordarti a ogni passo che qualcuno, secoli prima, ha già scolpito, dipinto o progettato qualcosa di immortale. Immagino che crescere in mezzo a tanta bellezza possa produrre due effetti opposti: il timore di non essere mai all’altezza oppure il desiderio di giocare con le immagini, liberandole dalla soggezione del museo e restituendole al movimento, all’ironia, alla musica.
Held ha scelto la seconda strada. Prima il pianoforte, poi il disegno e il cartoon, come se la musica avesse avuto bisogno di trasformarsi in linea, gesto ed espressione. I suoi personaggi si muovono con un senso del ritmo che tradisce la formazione musicale, e questa caratteristica rende ancora più naturale l’incontro con i gatti, creature capaci di passare dall’immobilità assoluta all’azione fulminea con una precisione quasi coreografica. Chiunque abbia osservato un felino prepararsi a saltare conosce quella sospensione: il corpo si raccoglie, il tempo sembra rallentare, la concentrazione diventa totale e poi, improvvisamente, l’energia si libera. È danza, caccia e slapstick nello stesso istante.
La produzione di Joshua Held ha già incontrato il mondo degli animali attraverso personaggi come il cinghialino di “Vengo anch’io! No, tu no” e il cucciolo protagonista della serie inaugurata da “Dig e l’osso di Digòn”, pubblicata da Gallucci. Animali diversi, caratteri differenti, ma accomunati da una vitalità che non li riduce a semplici figure decorative. Sono personaggi con desideri, inclinazioni, entusiasmi e piccole ostinazioni, capaci di parlare tanto ai bambini quanto agli adulti che non hanno rinunciato del tutto a osservare il mondo con curiosità.
“Il gatto sa” sembra proseguire questo dialogo con il regno animale da una prospettiva ancora più complice. Held non si limita a disegnare i gatti: si dichiara, con divertita consapevolezza, umano domestico di numerosi felini sapienti. La definizione contiene già un rovesciamento di ruoli che qualunque gattofilo considera perfettamente realistico. Non siamo noi ad addomesticare il gatto. È lui a introdurci gradualmente nella sua routine, insegnandoci dove posizionare le ciotole, quali porte lasciare socchiuse, come interpretare diverse intensità di miagolio e in quali punti del corpo è consentito accarezzarlo senza conseguenze.
Il processo di addestramento umano avviene con una raffinatezza degna di un grande stratega. All’inizio pensiamo di stabilire delle regole. Niente gatto sul tavolo, niente gatto sul letto, niente cibo fuori orario. Poi iniziano le eccezioni, presentate come concessioni temporanee. Una notte particolarmente fredda, una giornata difficile, uno sguardo più insistente del solito. In breve tempo il gatto dorme sul cuscino, mangia secondo un calendario negoziato unilateralmente e occupa una sedia che nessun altro osa più utilizzare. La resa è completa, ma stranamente felice.
Forse il fascino di questo libro nasce proprio dalla sua capacità di trasformare la sconfitta umana in una celebrazione. Essere dominati da un gatto non appare come una perdita di autorità, ma come l’ingresso in una comunità internazionale composta da persone che condividono fotografie, racconti e aneddoti con l’entusiasmo di chi ha scoperto un segreto. Ogni gatto è unico, naturalmente, eppure alcuni comportamenti sembrano attraversare razze, età e continenti. La passione per le scatole troppo piccole, il richiamo irresistibile delle tastiere, l’adorazione per gli oggetti fragili posizionati vicino al bordo di un mobile, la capacità di apparire affamati immediatamente dopo aver mangiato: si tratta quasi di archetipi felini.
Le community online hanno amplificato questo linguaggio comune. Internet sarebbe un luogo molto più triste senza gatti, e forse anche molto meno Internet. Dalle prime fotografie condivise nei forum alle gif, dai video virali ai profili dedicati ai felini più celebri, il gatto ha accompagnato la crescita della cultura digitale come una divinità tutelare dell’assurdo. La sua espressività si adatta perfettamente alla velocità della comunicazione contemporanea: uno sguardo felino può raccontare insofferenza, disgusto, superiorità o rassegnazione con maggiore precisione di una pagina di testo.
Dietro questa esplosione di immagini resta però qualcosa di profondamente intimo. Fotografiamo i nostri gatti perché sappiamo che il tempo condiviso con loro è prezioso. Ridiamo delle loro stranezze perché sono diventate parte della nostra quotidianità, di quella geografia affettiva fatta di rumori, abitudini e presenze che trasforma un luogo in casa. Ogni gatto lascia una memoria fisica: un punto del divano preferito, un graffio sul mobile, una coperta scelta come rifugio, un percorso abituale tra le stanze. Anche dopo, molto dopo, continuiamo a guardare certi angoli aspettandoci quasi di vederlo comparire.
L’ironia di “Il gatto sa” non cancella questa consapevolezza, ma la rende più dolce e sopportabile. Ridere dei gatti significa anche riconoscere il modo in cui entrano nelle nostre vite e le modificano. Ci costringono a rallentare, a osservare, a rispettare una volontà diversa dalla nostra. Ci ricordano che l’affetto non coincide sempre con l’obbedienza e che una relazione può essere profonda anche senza una disponibilità costante. Il gatto non vive per compiacerci, ed è proprio questa indipendenza a rendere ogni suo gesto di fiducia straordinariamente significativo.
Una zampa appoggiata sulla mano, un sonno tranquillo accanto a noi, la pancia mostrata senza paura, una fronte premuta contro il viso: piccole azioni che assumono il valore di un patto. Il gatto ci sceglie ogni giorno, ma non smette mai di essere se stesso per farlo. In tempi in cui ci viene spesso chiesto di semplificarci, renderci più gradevoli, più facili da classificare e più disponibili al giudizio altrui, la lezione appare quasi rivoluzionaria. Conservare il proprio spazio non significa amare meno. Dire di no non equivale a essere egoisti. Riposare non è una colpa. Cambiare idea è concesso. Cercare il sole è una priorità perfettamente legittima.
Forse diventare un po’ più gatti non significa iniziare a graffiare i mobili o rovesciare oggetti per ottenere attenzione, anche se alcune giornate lavorative potrebbero rendere entrambe le opzioni sorprendentemente invitanti. Significa imparare a selezionare ciò che merita davvero la nostra energia, coltivare il piacere senza doverlo trasformare in una performance, concedersi il lusso di allontanarsi da ciò che ci fa male e custodire la curiosità.
I gatti restano curiosi anche da adulti. Ispezionano ogni nuova borsa, controllano ogni rumore, annusano qualsiasi oggetto entri nel loro territorio. Non danno per scontato il mondo, benché si comportino come se ne fossero i proprietari. Questa contraddizione è uno dei loro talenti più affascinanti: sicurezza e stupore convivono senza annullarsi. Il gatto si sente al centro dell’universo, ma continua a esplorarlo.
“Il gatto sa. Manuale felino per umani domestici” promette dunque di essere molto più di una raccolta di battute per appassionati. È un piccolo specchio illustrato nel quale riconoscere i nostri animali, ma anche alcune parti di noi che abbiamo trascurato. La voglia di dormire senza giustificazioni, il desiderio di essere cercati senza diventare dipendenti dall’attenzione, la necessità di trovare un posto caldo e considerarlo sufficiente, almeno per qualche ora.
Joshua Held racconta tutto questo con la leggerezza di chi conosce i gatti abbastanza bene da non tentare di spiegarli completamente. Qualunque manuale felino, del resto, è destinato a restare incompleto. Appena pensiamo di aver compreso una loro abitudine, loro la cambiano. Appena troviamo il giocattolo perfetto, preferiscono la confezione. Appena ci convinciamo che non saliranno mai sulle nostre ginocchia, arrivano e si sistemano come se quel posto fosse sempre appartenuto a loro.
Forse la vera sapienza del gatto si trova proprio in questa irriducibilità, nella capacità di restare misterioso pur vivendo accanto a noi, di essere familiare senza diventare prevedibile. Possiamo osservare, annotare, disegnare e raccontare, ma una parte rimarrà sempre nascosta dietro pupille che cambiano forma, silenzi improvvisi e contemplazioni rivolte a punti della parete nei quali noi non vediamo assolutamente nulla. Lui, probabilmente, vede qualcosa. Oppure sta soltanto aspettando che ci alziamo per rubarci il posto. La community felina di CorriereNerd.it è dunque chiamata a raccolta: quale grande lezione vi ha insegnato il vostro gatto, e quante regole della casa siete ormai disposti ad ammettere di non aver mai stabilito davvero?
L’articoloIl gatto sa di Joshua Held: il manuale felino per umani domesticiproviene daCorriereNerd.it.

