
Un gatto smarrito cerca sua madre, finisce in un altro mondo e trova lavoro in una locanda termale frequentata da creature decisamente poco terrestri. Potrebbe tranquillamente essere l’inizio del prossimo cozy game destinato a monopolizzare TikTok tra fanart, peluche e video rilassanti con musica lo-fi. Poi qualcuno apre una porta, scende in profondità e la realtà comincia a deformarsi secondo logiche che sembrano uscite da un incubo lovecraftiano. Benvenuti in Under Mythos, uno di quei videogiochi che riescono a farsi notare ancora prima di mostrarci davvero cosa saranno, soprattutto perché mettono nello stesso calderone due sensazioni apparentemente incompatibili: il desiderio di tornare a casa e la paura di scoprire cosa esiste appena oltre il luogo che consideriamo sicuro. Il progetto è il debutto di KADATH, nuovo studio fondato dal produttore giapponese Yoichi Miyaji, nome che per chi ama i JRPG significa immediatamente Lunar e Grandia, ed è attualmente previsto per il 2028 su Nintendo Switch e PC tramite Steam.
La cosa che mi incuriosisce di più non è però il curriculum, per quanto faccia davvero impressione. Under Mythos sembra costruito attorno a una specie di elastico emotivo. Durante i momenti più tranquilli dovremo occuparci di una locanda termale sperduta in una dimensione sconosciuta, accogliere ospiti, procurarci ciò di cui hanno bisogno e far crescere progressivamente la struttura; poi toccherà abbandonare quella sicurezza e scendere nei dungeon per recuperare ingredienti e risorse, affrontando creature mutate attraverso combattimenti action. Tornare vivi permette di investire quanto raccolto nella locanda, migliorarla e incontrare nuovi personaggi, che a loro volta aprono altre storie e altre ragioni per affrontare nuovamente l’abisso. È quasi un loop da extraction RPG contaminato dalla sensibilità dei gestionali cozy, ma Miyaji ha già chiarito un punto che considero fondamentale: l’intenzione non è costruire un action punitivo basato soltanto sulla difficoltà. La crescita rimane legata alla tradizione JRPG, attraverso livelli, abilità e mutazioni capaci di modificare il personaggio. La paura, insomma, dovrebbe derivare soprattutto da ciò che stiamo attraversando e dal rischio di perdere quanto conquistato durante una spedizione, non dalla necessità di diventare improvvisamente campionesse mondiali di parry.
Dietro quella struttura si nasconde inoltre qualcosa di molto più inquietante della classica alternanza giorno-notte. Il protagonista è un piccolo gatto arrivato in questo mondo mentre cerca sua madre e la locanda diventa progressivamente la sua casa, un rifugio abitato da personaggi apparentemente adorabili mentre qualcosa, fuori e forse anche dentro quel microcosmo, comincia a cambiare. KADATH parla apertamente di Cthulhu Mythos e di un mondo familiare destinato a precipitare lentamente nella follia, evitando almeno per ora l’immaginario più prevedibile fatto soltanto di tentacoli, cultisti e divinità impronunciabili. La deformazione dovrebbe insinuarsi nella quotidianità, trasformando poco alla volta luoghi e creature che abbiamo imparato ad amare. È una scelta che mi fa pensare molto più a quell’orrore che funziona perché prima ti ha concesso il tempo di affezionarti a qualcosa: se un posto non significa nulla, perderlo fa relativamente paura; se hai passato ore a costruirlo, conoscere i suoi abitanti e considerarlo finalmente casa, vedere quella normalità incrinarsi diventa un altro discorso. Persino il character design sembra giocare con questa ambiguità, perché Atsuko Nishida, illustratrice legata storicamente alla creazione di numerosi Pokémon, ha raccontato di aver reinterpretato personalmente Nyarlathotep, trasformando il dio del caos lovecraftiano in una creatura che possa risultare affettuosa e familiare quasi quanto un gatto domestico. Una frase che, detta così, suona tenerissima. Poi ricordi che stiamo parlando di Nyarlathotep e improvvisamente smette di esserlo.
Anche il resto della squadra sembra costruito per far dialogare sensibilità molto diverse. La sceneggiatura è affidata a Takumi Miyajima, già autore di Tales of the Abyss, mentre la musica porta la firma di Noriyuki Iwadare, compositore indissolubilmente legato a Grandia e Lunar e conosciuto anche dagli appassionati di Ace Attorney. Proprio Iwadare ha raccontato di aver cercato musicalmente il passaggio dalla normalità alla follia facendo scivolare atmosfere vagamente giapponesi verso un jazz più rapido e destabilizzante; Miyajima, invece, ha parlato del concetto di comfort e delle piccole distorsioni che nascono tra ciò che desideriamo, ciò che comunichiamo agli altri e ciò che gli altri comprendono di noi. Non sembra quindi una semplice operazione nostalgia affidata a veterani dell’epoca d’oro dei JRPG. L’impressione iniziale è quella di un progetto che vuole usare quell’esperienza per costruire qualcosa di più strano, mescolando gestione, crescita classica, esplorazione, combattimento action e horror cosmico senza far coincidere necessariamente il lato “carino” con una pausa dal gioco vero. La locanda e l’abisso sembrano piuttosto due metà dello stesso sistema: una acquisisce significato grazie all’altra.
Poi arriva la parte che, da gamer abituata a trailer meravigliosi seguiti da anni di silenzio radio, tengo necessariamente accesa nella zona razionale del cervello. Under Mythos è ancora lontano dall’uscita. KADATH sta preparando una vertical slice destinata a definire il livello qualitativo finale, la direzione audiovisiva e le meccaniche centrali, mentre lo studio sta cercando partner per proseguire lo sviluppo. Il 2028 va quindi letto come finestra prevista e non come appuntamento già inciso sul calendario con un pennarello indelebile. E forse va bene così. L’idea alla base del gioco ha bisogno soprattutto di equilibrio, perché far convivere una locanda cozy con il terrore cosmico è facilissimo sulla carta e terribilmente difficile una volta impugnato il controller: se una metà divora l’altra resta soltanto un gimmick estetico, mentre se KADATH riuscirà davvero a farci desiderare la sicurezza della locanda dopo ogni discesa nelle profondità potrebbe nascere qualcosa di parecchio particolare. Io ho già un problema, comunque: mi hanno venduto un JRPG lovecraftiano con un gatto protagonista, terme interdimensionali e gente che ha lavorato a Grandia, Lunar, Pokémon e Tales of the Abyss. Ora voglio capire fin dove intendano spingersi con questa follia. Voi da che parte siete: comfort assoluto davanti alle terme oppure torcia accesa e discesa immediata nell’abisso?
L’articolo Under Mythos: il JRPG dark fantasy per Nintendo Switch tra cozy game e orrore cosmico proviene da CorriereNerd.it – Il magazine nerd by Satyrnet.


