Per una generazione cresciuta saltando senza alcun senso di colpa da Pokémon alle fanfiction, dagli AMV su YouTube alle interminabili discussioni sulle lore più assurde scovate online, Warrior Cats rappresenta uno di quei fenomeni difficili da spiegare guardando soltanto i numeri, anche se i numeri sono già abbastanza impressionanti: oltre vent’anni di storie, più di cento libri, personaggi che per alcuni lettori sono diventati familiari quasi quanto protagonisti di manga e serie animate, Clan con tradizioni, rivalità e codici morali capaci di generare discussioni da fandom degne delle casate di Game of Thrones. Per anni abbiamo seguito questi gatti selvatici attraverso pagine, mappe, artwork, community, merchandise e teorie costruite con quella dedizione meravigliosamente esagerata che soltanto Internet sa regalare. Adesso quella foresta sta per diventare un luogo nel quale entrare davvero, almeno digitalmente: è stato annunciato Warrior Cats: Clans of the Forest, primo videogioco ufficiale dedicato alla saga, un RPG sviluppato da Trailmark Games in collaborazione con Coolabi che promette di trasformare uno degli universi letterari più amati dal pubblico young adult in qualcosa che i fan desideravano praticamente da sempre, ovvero un mondo nel quale creare il proprio gatto guerriero e provare finalmente a vivere secondo le regole dei Clan.
L’idea funziona quasi troppo bene per sembrare arrivata soltanto adesso. Warrior Cats possiede da sempre una struttura che sembra progettata accidentalmente per un gioco di ruolo: territori da esplorare, gerarchie, apprendisti, guerrieri, leader, confini da proteggere, battute di caccia, rivalità politiche, amicizie, legami sentimentali, profezie e quella presenza quasi metafisica dello StarClan che osserva il mondo dei vivi trasformando ogni decisione importante in qualcosa di più grande della semplice sopravvivenza. È praticamente il DNA di un RPG fantasy, soltanto senza cavalieri con armature enormi e maghi che lanciano palle di fuoco. Qui abbiamo artigli, istinto, fedeltà e una foresta che può essere contemporaneamente casa, campo di battaglia e luogo sacro. Clans of the Forest parte precisamente da questa identità e mette il giocatore nei panni di un apprendista alle prese con una nuova profezia, lasciandogli costruire un personaggio originale e attraversare una storia legata al Clan scelto. Le campagne previste saranno quattro, una per ciascuno dei quattro Clan guerrieri, e questa scelta potrebbe diventare uno degli elementi più interessanti dell’intera esperienza perché significa guardare lo stesso universo attraverso prospettive differenti, con appartenenze, priorità e probabilmente conflitti che cambiano insieme alla comunità nella quale decidiamo di crescere.
Trailmark Games descrive l’esperienza come un RPG a turni, mentre la presentazione del progetto insiste anche sulla libertà di esplorare luoghi iconici della saga, cacciare per procurare cibo al proprio Clan, allenarsi, affrontare combattimenti e difendere i confini. Più che l’idea di controllare semplicemente uno dei protagonisti già conosciuti, però, la cosa che mi manda immediatamente in modalità character creator compulsivo è la possibilità di disegnare il proprio gatto. Chiunque abbia trascorso venti minuti davanti alla schermata di personalizzazione di un RPG per scegliere una sfumatura degli occhi che durante il gioco sarà visibile forse tre volte capirà perfettamente il problema. Warrior Cats rende questa ossessione ancora più pericolosa perché il fandom vive da anni di personaggi originali, fan art, reinterpretazioni e Clan inventati; trasformare quell’immaginazione collettiva in una meccanica ufficiale significa permettere a migliaia di fan di portare finalmente il proprio alter ego felino dentro il canone videoludico della serie. Persino la cover art annunciata gioca con questa idea: il gatto in primo piano rappresenta il personaggio del giocatore, quindi non un protagonista imposto, mentre sullo sfondo compaiono Tawnypelt e Brightheart nel mezzo di uno scontro.
Ed eccoci alla parte capace di far scattare immediatamente il riconoscimento nei lettori storici. Il viaggio non sarà popolato soltanto da personaggi originali creati per il videogioco, perché incontreremo anche alcuni dei gatti più amati dei romanzi. L’artwork utilizzato per anticipare l’annuncio mostra Brightheart, Tawnypelt, Tallstar e Ivypool, presenze che fanno capire quanto Trailmark Games e Coolabi vogliano giocare sul rapporto tra una nuova avventura e la memoria ventennale della saga. È una scelta delicata, perché ogni fandom longevo sviluppa un rapporto quasi protettivo con i propri personaggi e Warrior Cats non fa eccezione. Inserire figure iconiche senza trasformarle in semplici cameo da screenshot richiederà una scrittura capace di rispettarne carattere, storia e relazioni; se questa parte funzionerà, incontrare una vecchia conoscenza nella foresta potrebbe avere lo stesso effetto di incrociare un personaggio leggendario durante una quest di un grande RPG: magari sai perfettamente chi hai davanti, ma il tuo personaggio ancora no, e proprio quella distanza crea magia.
La vera scommessa resta però il senso di appartenenza. Scegliere un Clan non dovrebbe equivalere alla classica schermata iniziale nella quale selezioniamo una fazione per ottenere un bonus statistico e poi dimenticarcene dopo mezz’ora. L’universo creato intorno a Warrior Cats vive proprio perché l’identità collettiva conta quanto quella individuale. Un guerriero non combatte semplicemente per accumulare esperienza: protegge un territorio, porta prede alla comunità, costruisce rapporti, rispetta — oppure mette in discussione — un codice e cresce all’interno di una rete di responsabilità. L’annuncio lascia intendere che le nostre decisioni contribuiranno a determinare il percorso del protagonista da apprendista a leggenda, mentre ogni Clan offrirà una propria storyline. Tradotto nel linguaggio di chi ha passato troppe notti davanti agli RPG: se le scelte avranno conseguenze reali, la rigiocabilità potrebbe diventare enorme. E personalmente voglio già sapere quanto sarà possibile essere il guerriero modello che tutti vorrebbero avere accanto e quanto invece potremo diventare quel gatto problematico che durante un consiglio del Clan fa sospirare collettivamente tutti gli anziani.
Dietro l’annuncio esiste poi un momento particolare per l’intero franchise. Dopo più di due decenni trascorsi soprattutto sulla carta, Warrior Cats sta allargando sempre di più il proprio immaginario oltre i romanzi: il progetto di animazione ufficiale già annunciato promette di portare i Clan sullo schermo, mentre Clans of the Forest li trasforma per la prima volta in protagonisti di un videogioco ufficiale. È quasi una mutazione transmediale, qualcosa che abbiamo già visto accadere con universi fantasy e manga diventati abbastanza grandi da non poter essere contenuti da un unico medium. La differenza è che qui il passaggio al gaming appare incredibilmente naturale. Warrior Cats non deve inventarsi una struttura ludica perché quella struttura era nascosta nella saga fin dall’inizio. Ogni pattuglia sembra una quest, ogni disputa territoriale potrebbe diventare una battaglia, ogni profezia è praticamente una main story pronta ad apparire nel journal delle missioni.
Resta naturalmente parecchio da scoprire. Un annuncio così accende immediatamente domande su profondità delle campagne, esplorazione, sistema delle relazioni, conseguenze narrative delle scelte e soprattutto su quanto la foresta riuscirà a sembrare un ecosistema autentico invece di una semplice mappa piena di indicatori. Perché se davvero vogliamo sentirci parte di Warrior Cats, non basta mettere quattro alberi, qualche cespuglio e una barra dell’esperienza sopra un gatto. Vogliamo percepire che oltre quel confine esiste un altro Clan, che uscire a caccia serve a qualcuno, che perdere uno scontro significa qualcosa, che guardare il cielo pensando allo StarClan abbia un peso narrativo. Sembra una richiesta enorme per un RPG nato da una saga letteraria, ma è anche il motivo per cui questo progetto incuriosisce così tanto: il materiale di partenza possiede già tutto ciò che serve.
E forse la parte più strana è rendersi conto che quei gatti che per vent’anni abbiamo osservato combattere, crescere, amare, tradire e interrogare le stelle stanno finalmente lasciando spazio a uno di noi. Non saremo soltanto spettatori della prossima profezia: potremo essere l’apprendista che decide cosa farne. A quel punto rimane soltanto una domanda, quella inevitabile che probabilmente dividerà amicizie, chat e commenti molto prima dell’uscita di Warrior Cats: Clans of the Forest: quale Clan sceglierete per la vostra prima partita? Perché io già sento arrivare discussioni molto poco diplomatiche, e sinceramente non vedo l’ora.
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