
La fantascienza ci ha abituati a immaginare chirurghi capaci di operare attraverso schermi tridimensionali, bracci robotici e interfacce che sembrano uscite da Cyberpunk 2077. Eppure una delle applicazioni più interessanti di quelle tecnologie non riguarda astronavi o ospedali futuristici, ma qualcosa di decisamente più vicino alla nostra quotidianità: la salute degli animali con cui condividiamo la vita. Pensate a un veterinario che indossa un visore, osserva una sala operatoria distante chilometri e muove uno strumento robotico senza trovarsi fisicamente accanto al paziente. Sembra il concept di un videogioco di simulazione medica, ma il 10 ottobre 2026, a Roma, durante VFF – Vet for Future, un esperimento ha trasformato questa possibilità in una dimostrazione concreta. Non un intervento su un animale, attenzione, e nemmeno una tecnologia già disponibile per le cliniche: un prototipo che potrebbe contribuire a cambiare il modo in cui vengono sviluppate, insegnate e, un giorno, utilizzate le tecniche chirurgiche veterinarie.
L’aspetto che trovo più interessante non è tanto il robot in sé, quanto l’idea di rendere accessibili strumenti che oggi richiedono investimenti difficili da sostenere per molte strutture. La robotica chirurgica viene spesso associata a macchinari sofisticatissimi, sale operatorie ipertecnologiche e costi importanti. Un’immagine comprensibile, considerando quanto possano essere complessi i sistemi utilizzati nella medicina umana, ma che rischia di far apparire l’innovazione come un privilegio riservato a pochi. Il progetto presentato a Vet for Future prova invece a esplorare una strada diversa, combinando robotica sperimentale, realtà mista e controllo remoto. Secondo il materiale relativo alla dimostrazione, un veterinario presente al congresso ha controllato un dispositivo situato in una sala operatoria distante circa tre chilometri, utilizzando un visore e un piccolo telecomando. Una distanza modesta rispetto agli scenari internazionali della telechirurgia, certo, ma sufficiente a dimostrare un principio tecnologico: separare fisicamente l’operatore dagli strumenti che sta manovrando.
Dietro questa sperimentazione troviamo la Clinica Veterinaria Giaconella, insieme ai progetti Erion ADI ed EIR SurVision. Il primo è un robot sviluppato attraverso la collaborazione tra VNC Tech, GG Animal Service e l’ingegnera Greta Russi; il secondo è una piattaforma realizzata da Dynacode Srl, con finanziamento nell’ambito del programma PR Marche FESR 2021–2027. A illustrare il percorso di innovazione è stato Fabrizio Giaconella, Innovation Manager della clinica, concentrandosi su un problema che nel mondo tecnologico conosciamo benissimo: trasformare una soluzione sperimentale in uno strumento economicamente sostenibile senza compromettere gli standard necessari per un utilizzo professionale. Perché inventare una macchina capace di compiere movimenti precisi è soltanto una parte del lavoro. L’altra, molto meno spettacolare ma infinitamente più complessa, consiste nel renderla affidabile, sicura e utilizzabile in condizioni reali.
Il sistema dimostrato utilizza EIR SurVision per portare all’interno del visore le immagini provenienti dai monitor e dalle apparecchiature della sala operatoria remota. Il veterinario può quindi osservare i flussi video e collaborare con il personale presente sul posto, mentre controlla il prototipo robotico dotato di telecamera laparoscopica e ago. Vale la pena chiarire un particolare: visualizzare immagini chirurgiche in realtà mista non equivale automaticamente a vedere un organo riprodotto come un ologramma tridimensionale, così come comandare uno strumento da remoto non significa aver già realizzato un sistema di telechirurgia clinicamente validato. Sono distinzioni fondamentali, soprattutto in un settore in cui ogni innovazione deve fare i conti con latenza delle comunicazioni, precisione dei movimenti, sterilità, gestione delle emergenze e sicurezza del paziente. Durante la dimostrazione non è stato coinvolto alcun animale e l’apparecchiatura rimane un prototipo. Le applicazioni più immediate riguardano dunque l’addestramento, la simulazione delle procedure e la collaborazione tra specialisti che lavorano in luoghi differenti.
Questa ricerca, però, non nasce dal nulla. La Clinica Veterinaria Giaconella aveva già lavorato sull’integrazione tra chirurgia laparoscopica e visori commerciali nel 2024, sperimentando un approccio che permette al chirurgo di osservare i contenuti video degli strumenti operatori attraverso un dispositivo indossabile. Il gruppo guidato dal dottor Roberto Giaconella ha affrontato le difficoltà di collegamento con le apparecchiature già presenti in clinica e quelle legate all’adattamento delle procedure chirurgiche. Un percorso raccontato anche sul sito ufficiale della Clinica Giaconella, che documenta l’utilizzo di Apple Vision Pro nella laparoscopia veterinaria.
La questione tecnologica è affascinante soprattutto perché ribalta un’abitudine consolidata: invece di obbligare i professionisti ad adattarsi continuamente alla posizione di monitor e strumentazioni, si cerca di portare le informazioni direttamente nel loro campo visivo. Un approccio che ricorda le interfacce HUD dei videogiochi, dove inventario, mappa e parametri del personaggio rimangono accessibili senza interrompere l’azione principale. Naturalmente, mentre giochiamo possiamo permetterci una notifica fastidiosa o qualche secondo di distrazione; durante un intervento chirurgico no. La progettazione di queste interfacce deve quindi rispondere a esigenze ergonomiche e cliniche molto più rigorose.
A confermare quanto la realtà estesa, o XR, stia attirando l’attenzione della medicina veterinaria arriva anche l’esperienza dell’AniCura Ospedale Veterinario I Portoni Rossi di Zola Predosa, in provincia di Bologna. Il 27 febbraio 2024 il team del dottor Stefano Nicoli ha eseguito un intervento per l’asportazione di un insulinoma pancreatico utilizzando Apple Vision Pro e la piattaforma Surgeree, sviluppata da Touchlabs. L’esperienza è stata documentata sia dai soggetti coinvolti sia dall’ospedale veterinario. E qui il discorso si allarga ulteriormente, perché Surgeree non nasce come semplice sistema di visualizzazione: secondo la documentazione ufficiale di Touchlabs, integra imaging diagnostico, modelli anatomici tridimensionali, flussi video delle apparecchiature, collaborazione remota e strumenti di formazione immersiva.
In altre parole, il visore potrebbe diventare una postazione di lavoro spaziale, dove informazioni differenti vengono organizzate intorno al professionista in modo coerente con le necessità dell’intervento. È una differenza importante rispetto alla realtà virtuale tradizionale, che sostituisce completamente l’ambiente circostante: in sala operatoria, la realtà mista deve permettere di continuare a vedere e comprendere ciò che accade fisicamente intorno al chirurgo, arricchendone la percezione con informazioni digitali pertinenti.
Il collegamento con l’universo gaming, per una volta, non è soltanto una suggestione estetica. Chi segue l’evoluzione dei visori conosce bene problemi come il ritardo tra movimento e risposta visiva, l’affaticamento durante sessioni prolungate, la leggibilità degli elementi tridimensionali e la precisione delle interazioni. Questioni che gli sviluppatori affrontano da anni nei videogiochi VR e che diventano ancora più delicate in medicina. A queste si aggiunge il ruolo possibile dell’intelligenza artificiale, capace in prospettiva di supportare l’interpretazione delle immagini diagnostiche o l’organizzazione dei dati clinici, purché gli strumenti siano validati e utilizzati sotto responsabilità professionale. Immaginare simulatori chirurgici immersivi, esercitazioni ripetibili e sessioni di formazione condivise tra veterinari di città differenti non richiede ormai un grande salto di fantasia. Richiede soprattutto investimenti, ricerca, protocolli affidabili e valutazioni scientifiche che dimostrino benefici concreti rispetto ai metodi tradizionali.
Rimane poi la domanda più importante, quella che nessuna dimostrazione spettacolare può eludere: queste tecnologie renderanno davvero le cure veterinarie più accessibili? Ridurre il prezzo dell’hardware è un primo passo, ma non coincide necessariamente con una diminuzione dei costi complessivi. Servono manutenzione, assistenza tecnica, formazione specialistica, infrastrutture di rete adeguate e procedure di sicurezza capaci di gestire anche un’improvvisa interruzione delle comunicazioni. E servono soprattutto dati clinici, perché un prototipo funzionante non dimostra automaticamente che il suo utilizzo migliori gli esiti chirurgici. La vera rivoluzione arriverà se dispositivi e software riusciranno a integrarsi nelle attività delle strutture veterinarie senza introdurre nuove criticità, magari consentendo anche a cliniche di dimensioni contenute di beneficiare della consulenza e dell’esperienza di specialisti lontani.
Ripensando alla dimostrazione romana, mi colpisce soprattutto il contrasto tra l’immaginario della tecnologia e la sua possibile utilità quotidiana. Siamo abituati a discutere di visori per esplorare mondi digitali, giocare, lavorare nello spazio virtuale o guardare film su schermi giganteschi. Eppure uno degli sviluppi più interessanti potrebbe riguardare un veterinario che impara una procedura complessa, un chirurgo che consulta informazioni senza interrompere il lavoro o una clinica che riesce a collaborare più facilmente con uno specialista distante. Il programma ufficiale di Vet for Future 2026 conferma quanto robotica, visualizzazione avanzata e chirurgia connessa siano ormai temi centrali nel confronto professionale.
Il futuro della medicina veterinaria, insomma, potrebbe avere meno a che fare con robot autonomi da film di fantascienza e molto di più con professionisti aiutati a lavorare meglio attraverso strumenti intelligenti e accessibili. Voi affidereste il vostro animale a una struttura che utilizza visori e robot chirurgici, una volta dimostrata la loro sicurezza? Oppure preferireste sempre l’approccio tradizionale? Raccontateci cosa ne pensate e continuiamo la conversazione con la community di CorriereNerd.it anche su Facebook, nel gruppo Satyrnet, Instagram, YouTube, X, Telegram e LinkedIn.
L’articolo Chirurgia veterinaria, robotica e Realta Estesa: le nuove tecnologie per la cura dei nostri pet proviene da CorriereNerd.it – Il magazine nerd by Satyrnet.

