
Il mio gatto può fissare un angolo vuoto della stanza per dieci minuti consecutivi, svegliarsi improvvisamente alle tre del mattino e comportarsi come se avesse appena visto qualcosa che noi esseri umani non siamo autorizzati a conoscere. Di solito la spiegazione è molto meno paranormale: un insetto, un rumore, oppure quella particolare follia felina che chiunque condivida casa con un micio conosce benissimo. Eppure, dopo aver scoperto la trama di L’Intruso, il nuovo thriller horror di Jason Rekulak, certi comportamenti potrebbero diventare decisamente meno rassicuranti. L’autore di Teddy, il romanzo che ha conquistato tantissimi lettori italiani mescolando suspense, inquietudine e disegni disturbanti, torna in libreria il 13 ottobre 2026 con Giunti Editore, portando con sé una storia che sembra costruita appositamente per traumatizzare chi ama i gatti, i fumetti e quelle atmosfere soprannaturali capaci di trasformare una normalissima abitazione in un luogo da cui vorremmo scappare. Il titolo originale, Look What the Cat Dragged In, gioca persino con una celebre espressione inglese legata a ciò che un gatto potrebbe trascinare dentro casa. E stavolta, a quanto pare, il problema non è un topo abbandonato sul tappeto.
La protagonista è Penny Padgett, una giovane fumettista di Philadelphia che sta attraversando uno di quei periodi in cui persino le cose che abbiamo sempre amato sembrano perdere significato. Durante una violenta tempesta di neve scompare Popcorn, la sua adorata gatta, lasciandola con un dolore difficile da elaborare e un senso di colpa che finisce per divorare anche la sua creatività. Penny dovrebbe completare il quarto volume della propria serie a fumetti, ma disegnare è diventato quasi impossibile. Chiunque abbia affrontato un blocco creativo sa quanto possa essere frustrante osservare una pagina bianca senza riuscire a ritrovare quella complicità con i propri personaggi che un tempo sembrava naturale. Qui, però, la crisi ha radici molto più profonde: Penny ha perso una presenza familiare, una compagna silenziosa delle sue giornate, e insieme a lei sembra aver smarrito una parte della propria identità. La situazione prende una direzione imprevista durante un elegante ricevimento nella villa di Evelyn Bruehl, discendente del celebre illustratore Barnabas Godfrey. Tra ospiti, conversazioni e atmosfere aristocratiche, Penny incontra qualcuno destinato a cambiare radicalmente la sua vita: Godfrey, l’enorme ed enigmatico gatto della padrona di casa. Il felino mostra subito un attaccamento insolito nei suoi confronti e, quando Evelyn deve assentarsi per una vacanza, Penny viene scelta per occuparsi di lui. Una proposta apparentemente innocente, forse persino terapeutica. Dopotutto, cosa potrebbe esserci di meglio di un nuovo amico a quattro zampe per cominciare a ritrovare un po’ di serenità?
Il rapporto tra Penny e Godfrey rappresenta uno degli aspetti più intriganti della premessa narrativa, soprattutto perché Rekulak sembra voler giocare con quella particolare ambiguità che rende i gatti creature perfette per l’immaginario horror. Godfrey è inizialmente affettuoso, presente, quasi irresistibile. Segue Penny per casa, cerca costantemente la sua compagnia e osserva ogni movimento con un’intensità che potrebbe sembrare tenera, se non diventasse progressivamente ossessiva. La protagonista ricomincia persino a trovare ispirazione grazie al nuovo coinquilino, ma qualcosa si altera nei suoi disegni. Le vignette assumono forme sempre più cupe, le immagini diventano disturbanti e i personaggi sembrano allontanarsi dalle intenzioni della loro creatrice. Le notti si riempiono di incubi, strani fenomeni sconvolgono la quotidianità domestica e Penny comincia a sperimentare un deterioramento del proprio benessere fisico e mentale. Il dettaglio che trovo più inquietante, però, riguarda proprio il suo lavoro: la fumettista finisce per non riconoscere ciò che ha disegnato, come se una volontà sconosciuta stesse intervenendo attraverso la sua mano. L’idea di perdere il controllo della propria immaginazione è terrificante, specialmente per una persona che ha trasformato la creatività nella propria professione. E Godfrey, naturalmente, continua a osservare.
Questa dimensione visiva è anche ciò che rende L’Intruso particolarmente interessante per noi appassionate di fumetti, manga e narrazioni horror. Rekulak aveva già dimostrato con Teddy, pubblicato originariamente come Hidden Pictures, di conoscere il potenziale narrativo delle immagini inserite all’interno di un romanzo. In quella storia i disegni di un bambino diventavano indizi sempre più inquietanti di qualcosa che sfuggiva alla comprensione degli adulti. Qui il meccanismo cambia prospettiva: non abbiamo più soltanto immagini da interpretare, ma un’artista professionista che rischia di diventare estranea alla propria opera. Le illustrazioni di Doogie Horner e Will Staehle non rappresentano quindi un semplice abbellimento editoriale, ma contribuiscono a costruire il linguaggio visivo della storia. L’edizione originale americana prevede oltre ottanta pagine illustrate, un elemento che avvicina il progetto a quella contaminazione tra letteratura e racconto grafico che noi lettori di manga conosciamo bene, pur mantenendo una struttura da romanzo. Viene spontaneo pensare alle ossessioni disegnate di Junji Ito, alla capacità di trasformare un’immagine apparentemente ordinaria in qualcosa di insopportabile, oppure alle storie in cui il segno grafico diventa il veicolo di una maledizione. Non significa che Rekulak stia imitando il maestro giapponese dell’orrore, ma che entrambi sembrano interessati a una paura molto particolare: quella che nasce dal guardare qualcosa di familiare e accorgersi, troppo tardi, che non lo è più.
Anche la scelta del gatto come figura centrale affonda le radici in un immaginario culturale sorprendentemente ricco. Dai racconti di Edgar Allan Poe alle superstizioni medievali, passando per gli yōkai giapponesi come il bakeneko e il nekomata, i felini hanno sempre occupato una posizione ambigua tra il mondo domestico e quello soprannaturale. Sono animali amatissimi, celebrati su internet con milioni di video e meme, ma conservano un comportamento indipendente che continua ad alimentare leggende e interpretazioni misteriose. Persino il folklore giapponese, così importante per chi cresce tra anime e manga, racconta di gatti capaci di trasformarsi, parlare e manifestare poteri straordinari. Godfrey sembra inserirsi perfettamente in questa lunga tradizione, sfruttando il contrasto tra l’affetto che riserviamo ai nostri animali e la paura di non comprenderli davvero. Il risultato promesso dalla trama è un thriller gotico con elementi di horror psicologico e soprannaturale, in cui la casa smette progressivamente di essere un rifugio e diventa il teatro di una possibile invasione. E la minaccia più interessante non è necessariamente quella che potrebbe nascondersi dietro gli occhi del gatto, ma ciò che accade alla mente di Penny mentre tenta disperatamente di dare un senso a quello che sta vivendo.
Rekulak arriva a questo nuovo appuntamento dopo un percorso letterario che merita attenzione. Oltre a Teddy, vincitore del Goodreads Choice Award nella categoria horror con il titolo originale Hidden Pictures, ha pubblicato The Impossible Fortress e The Last One at the Wedding, costruendo una narrativa in cui mistero, relazioni personali e tensione psicologica si intrecciano continuamente. L’Intruso sembra raccogliere soprattutto l’eredità del suo successo più celebre, riprendendo l’interesse per le immagini come strumenti di suspense e spostando il centro emotivo della vicenda verso il lutto, il rapporto con gli animali e la fragilità dell’identità creativa. Secondo le informazioni ufficiali di Giunti Editore, il romanzo arriverà nelle librerie italiane il 13 ottobre 2026, mentre l’edizione originale sarà pubblicata nello stesso giorno da Flatiron Books. Tra le caratteristiche annunciate figura anche una copertina con effetti glow in the dark, un dettaglio che farà sicuramente gola a chi ama collezionare edizioni horror particolari. E sì, immaginare un libro capace di rivelare elementi luminosi al buio, magari appoggiato sul comodino mentre il nostro gatto ci osserva dall’altra parte della stanza, è già una piccola esperienza da film dell’orrore.
La cosa che mi incuriosisce maggiormente di questa nuova storia, però, riguarda il rapporto tra creatività e perdita del controllo. Disegnare, scrivere, creare personaggi e inventare universi immaginari sono attività attraverso cui impariamo anche a raccontare noi stessi. Per questo l’idea che qualcosa possa impossessarsi della nostra espressione artistica è così disturbante: significa mettere in discussione persino il luogo mentale in cui generalmente ci sentiamo più liberi. Penny non deve soltanto capire cosa sia Godfrey, ma anche se possa ancora fidarsi della propria percezione e delle immagini che produce. È una premessa che promette parecchio a chi ama le storie in cui il soprannaturale rimane intrecciato ai conflitti interiori dei protagonisti, senza ridursi a un semplice catalogo di apparizioni spaventose. Naturalmente, per scoprire quanto efficacemente Rekulak riuscirà a sviluppare queste intuizioni, bisognerà leggere il romanzo.
Intanto, mentre aspettiamo il 13 ottobre, una domanda continua a girarmi in testa: quanto sarebbe difficile sospettare davvero del proprio gatto? Perché possiamo appassionarci ai demoni degli anime, affrontare boss mostruosi nei videogiochi horror e sopravvivere alle creature più assurde della narrativa gotica, ma se il nostro micio si accoccolasse accanto a noi con quell’aria innocente, probabilmente finiremmo comunque per accarezzarlo. Anche se, per qualche ragione, i nostri disegni avessero cominciato a cambiare da soli. Voi vi fidereste di Godfrey, oppure siete tra quelli convinti che i gatti sappiano già molte più cose di quante vogliano farci credere? Raccontatecelo alla community di CorriereNerd.it e venite a parlarne anche su Facebook, nel nostro gruppo, su Instagram, YouTube, X, Telegram e LinkedIn. Io, nel dubbio, stasera controllerò cosa sta fissando il gatto prima di spegnere la luce.
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