
Affidare il destino dell’umanità a un gatto potrebbe sembrare una scelta irresponsabile soltanto a chi non ha mai vissuto con un gatto. Personalmente, dopo anni trascorsi a osservare felini aprire porte che ritenevo chiuse, ottenere cibo attraverso strategie psicologiche degne di Death Note e interrompere una videoconferenza esattamente durante la frase più importante, trovo perfettamente plausibile che l’ultima linea di difesa contro l’automazione selvaggia sia rappresentata da quattro zampe, una coda e una certa predisposizione naturale alla disobbedienza. Su questa meravigliosa premessa si costruisce Cat Secretary, avventura narrativa cozy sviluppata e pubblicata da Good Story Guild, attesa su PC tramite Steam il 4 novembre 2026, con una demo già disponibile e la possibilità annunciata di trasferire i propri progressi nella versione completa. Un gioco apparentemente tenerissimo che, dietro baffi, caffè e arredamento da reception, decide però di infilare gli artigli dentro uno dei nervi più scoperti del nostro presente: il rapporto tra lavoro, crescita aziendale, automazione e intelligenza artificiale.
Perché un gatto dovrebbe lavorare in una megacorporazione?
La domanda corretta, forse, sarebbe perché un gatto dovrebbe lavorare überhaupt, considerando che l’intera specie sembra avere compreso con diversi millenni di anticipo il concetto di reddito universale finanziato dagli esseri umani. Il protagonista di Cat Secretary, però, parte da una situazione meno privilegiata: è un randagio che riesce a ottenere un impiego presso DOX, gigantesca multinazionale dell’intrattenimento ossessionata dalla crescita continua, diventandone il primo dipendente felino. Di giorno la routine somiglia a una versione surreale del lavoro d’ufficio che conosciamo fin troppo bene: preparare il caffè, sistemare il router, aiutare i colleghi, occuparsi della reception, accumulare DOXBux e migliorare il proprio ambiente professionale. Dopo il tramonto cambia quasi genere. Gli uffici diventano territorio da esplorare furtivamente, la sicurezza automatizzata pattuglia i corridoi e dietro la rispettabile facciata corporate emerge un progetto assai meno rassicurante: sostituire progressivamente la forza lavoro umana con sistemi robotici. Lo studio descrive infatti il gioco come una storia sulla famiglia, sul sacrificio e soprattutto sugli effetti di un modello aziendale ossessionato dalla crescita infinita, trasformando quello che potrebbe essere semplicemente un adorabile job simulator in una piccola satira dell’economia contemporanea.
Da gattara trovo particolarmente azzeccata proprio la scelta dell’animale. Il gatto domestico vive accanto all’essere umano senza esserne mai diventato completamente subordinato: osserva le nostre abitudini, sfrutta magnificamente le nostre debolezze e conserva quell’indipendenza quasi aliena che ha permesso alla cultura digitale di trasformarlo nel protagonista assoluto di meme, GIF e video ben prima che gli algoritmi cominciassero a decidere cosa mostrarci. Mettere una creatura così dentro l’ambiente più rigidamente antropocentrico possibile, l’ufficio della grande corporation, crea già di per sé una piccola interferenza narrativa. Immaginate un incrocio improbabile tra Stray, una sitcom aziendale e quei pomeriggi trascorsi a decorare compulsivamente la casa in Animal Crossing: soltanto che dietro la macchinetta del caffè qualcuno sta probabilmente organizzando la fine del lavoro umano.
Cat Secretary è davvero un cozy game oppure nasconde qualcosa di più?
L’etichetta cozy game negli ultimi anni è diventata enorme, forse persino troppo elastica. Dentro finiscono esperienze contemplative, simulatori agricoli, giochi di arredamento, avventure narrative e piccoli universi dove la priorità non consiste nello sterminare eserciti ma nel costruire relazioni, completare rituali quotidiani e sentirsi temporaneamente al sicuro. Cat Secretary utilizza quell’estetica rassicurante in modo abbastanza furbo, perché mette il comfort a contatto diretto con un tema decisamente poco confortevole. La giornata lavorativa permette di migliorare la reception, acquistare potenziamenti, aiutare i colleghi e affrontare attività differenti; la struttura comprende anche minigiochi legati a ritmo, strategia e perfino relazioni, mentre l’esplorazione notturna introduce missioni, puzzle e componenti stealth. Steam lo presenta infatti come un titolo single player che mescola adventure, casual e RPG, con tag che vanno da Cozy e Job Simulator a Satire, Choices Matter e Stealth.
Questa doppia identità mi interessa parecchio perché assomiglia più alla vita reale di quanto vorremmo ammettere. Il luogo di lavoro contemporaneo può avere piante, divanetti color pastello, snack gratuiti e slogan motivazionali sulle pareti, mentre qualche piano più sopra vengono prese decisioni che cambieranno radicalmente la vita delle persone che stanno bevendo quel caffè. Il contrasto tra estetica adorabile e inquietudine aziendale ricorda quella capacità che certi anime possiedono benissimo: presentarti qualcosa di morbidissimo e kawaii per poi cominciare lentamente a smontare il mondo sotto i piedi dei personaggi. Nessun bisogno di trasformare DOX nella Umbrella Corporation per percepire la minaccia; bastano KPI, automazione e l’idea che l’efficienza debba crescere all’infinito.
Perché l’intelligenza artificiale diventa il vero antagonista?
Qui il discorso diventa inevitabilmente più interessante del semplice “robot cattivi, gatto buono”. Good Story Guild presenta apertamente Cat Secretary come una satira dell’automazione e delle conseguenze dell’adozione indiscriminata dell’intelligenza artificiale nel lavoro, arrivando a dichiarare che il gioco è stato realizzato senza utilizzare AI generativa. In una comunicazione pubblicata attraverso Steam, lo studio ha collegato esplicitamente il progetto anche al dibattito sull’impiego delle voci degli attori per addestrare modelli artificiali senza consenso e ha descritto la propria filosofia creativa attraverso un’idea di parodia usata con uno scopo preciso, affidandosi a sceneggiatori, artisti e interpreti umani.
Vale la pena distinguere le cose, perché altrimenti finiremmo nella solita guerra da social tra chi considera l’IA l’equivalente tecnologico di Skynet e chi immagina che qualsiasi obiezione possa essere liquidata come paura del progresso. Il problema raccontato da Cat Secretary sembra piuttosto un altro: cosa succede se l’innovazione smette di essere uno strumento per le persone e diventa soltanto uno strumento per eliminare costi, inseguire crescita e soddisfare obiettivi finanziari? È una domanda molto meno fantascientifica di quanto sembri. Persino la descrizione ufficiale di DOX insiste sull’ossessione della compagnia per una crescita infinita e sulla perdita di morale e produttività che ne deriva.
Quasi inevitabile pensare alla fantascienza che ci accompagna da decenni, da Metropolis fino a Black Mirror, passando per The Matrix, NieR: Automata e centinaia di storie in cui continuiamo a domandarci quale confine separi la tecnologia che amplia le nostre possibilità da quella utilizzata per ridurre il valore dell’essere umano. Solo che stavolta il nostro Neo ha i baffi e probabilmente butterebbe la pillola rossa dal tavolo per osservarla cadere.
Cosa faremo davvero negli uffici di DOX?
La componente che potrebbe impedire a Cat Secretary di ridursi a una simpatica metafora interattiva è proprio la varietà promessa dal gameplay. Good Story Guild descrive giornate scandite da piccoli incarichi lavorativi attraverso i quali mantenere alta la produttività e guadagnare valuta da reinvestire, mentre l’area della reception può essere ampliata e personalizzata. Parallelamente bisognerà conoscere i colleghi, accettare missioni e sviluppare nuove capacità, fino ad avventurarsi ai piani superiori della sede durante la notte evitando il personale di sicurezza automatizzato. Tra gli alleati figura persino MouseCorp, una società di topi che vive all’interno delle pareti di DOX, compreso Benjamin Gouda, dirigente con MBA e nome che mi ha conquistata con una facilità imbarazzante.
È un dettaglio buffo, certo, ma suggerisce anche una costruzione del mondo che non punta esclusivamente sulla gag del gatto impiegato. Una corporation parallela di roditori nascosta nei muri sembra esattamente quel genere di idea capace di generare NPC memorabili, fandom, fanart e inevitabili cosplay che nessuno aveva programmato di realizzare finché qualcuno non si presenta in fiera con badge aziendale MouseCorp e formaggio di gommapiuma. La cultura videoludica conosce bene questo meccanismo: bastano un personaggio secondario assurdo, tre battute perfette e improvvisamente Internet ha trovato il proprio nuovo animale spirituale.
La demo di Cat Secretary vale già come primo giorno di lavoro?
Chi vuole infilare subito le zampe dentro DOX può farlo: la demo gratuita è disponibile su Steam e il materiale diffuso dallo studio conferma che i salvataggi potranno essere trasferiti nel gioco completo, evitando di ricominciare la carriera felina dopo il lancio. Steam indica attualmente il supporto PC Windows e l’inglese per interfaccia, doppiaggio e sottotitoli. Una scelta sensata per un’avventura fortemente narrativa, perché permette di capire presto se l’equilibrio fra cozy game, comicità, stealth e satira aziendale funziona davvero anche pad alla mano e non soltanto sulla carta.
Il lancio fissato per novembre arriva inoltre in una stagione videoludica che tende a riempirsi di produzioni gigantesche, e forse proprio per questo un piccolo gatto segretario potrebbe trovare il suo spazio. Gli indie migliori possiedono da sempre questa capacità quasi biologica di infilarsi nelle fessure lasciate aperte dai blockbuster: non devono necessariamente gridare più forte, devono avere un’idea abbastanza riconoscibile da restare impressa. Qui l’immagine è immediata. Un ufficio, una megacorporazione, un esercito di automi e una creatura che nella realtà passa buona parte della giornata dormendo ma che, almeno nei videogiochi, potrebbe salvare l’occupazione umana.
Forse saremo noi a salvare DOX. Forse passeremo quattro ore a decorare la reception e altre due a molestare virtualmente una stampante con la zampa, comportamento che qualsiasi proprietario di gatto considererebbe filologicamente corretto. Oppure Cat Secretary riuscirà davvero a utilizzare la sua estetica tenerissima per parlare di qualcosa che riguarda sempre più direttamente creativi, doppiatori, sviluppatori, impiegati e intere community alle prese con un cambiamento tecnologico rapidissimo. Io, nel dubbio, tendo a fidarmi del gatto. Ma voglio sapere cosa ne pensate voi: l’idea di affrontare IA, precarietà e capitalismo corporate attraverso un cozy game felino vi sembra una trovata brillante, una provocazione interessante o soltanto la scusa perfetta per aggiungere un altro gatto alla vostra libreria Steam?
L’articolo Cat Secretary: il cozy game con un gatto contro IA, robot e capitalismo aziendale proviene da CorriereNerd.it – Il magazine nerd by Satyrnet.


